Tartarughe ninja alla riscossa (1990), di Steve Barron

Supremo 21 Marzo 2014 0
Tartarughe ninja alla riscossa (1990), di Steve Barron

tartarughe_ninja_alla_riscossaNew York è invasa da un’ondata di microcriminalità organizzata. La giornalista April O’Neal (Judith Hoag) avvia un’inchiesta giornalistica per scoprire chi c’è dietro gli efferati furti: l’indagine porta a un gruppo di ninja, il Clan del Piede, capeggiato da un oscuro individuo che indossa una maschera di metallo, conosciuto con il nome di Shredder (James Saito). Ma nell’ombra, a vigilare quando i criminali di Shredder spadroneggiano, ci sono Leonardo, Raffaello, Donatello e Michelangelo: quattro tartarughe mutanti con sembianze antropomorfe che vivono nelle fogne, praticano l’arte del ninjutsu, sono appassionate di cinema e vanno pazze per la pizza. I rettili ninja sono stati addestrati nelle arti marziali dal saggio topo umanoide Splinter (voce originale di Kevin Clash, sostituito in Italia da Giorgio Lopez) il quale raccomanda ai suoi discepoli di non farsi vedere da nessuno e rimanere nell’anonimato. Ai quattro fratelli questo divieto non sembra piacere, in particolare a Raffaello (Josh Pais), che sceglie di trascorrere le serate andando in giro da solo nei bassifondi della città. Una sera, dopo un servizio giornalistico scottante, April viene assalita in metropolitana da alcuni membri del Clan del Piede che intendono eliminarla, ma Raffaello interviene prontamente e le salva la vita. April, priva di conoscenza, viene portata dalla tartaruga nel rifugio nelle fogne: dopo lo shock iniziale, April e le tartarughe stringeranno una forte amicizia per sventare i piani crudeli di Shredder e rendere sicura la città. Dovranno fare i conti con molte insidie.

Tratto dalla serie a fumetti di Eastman & Laird Teenage Mutant Ninja Turtles, prodotta dalla Mirage Studios – ma senza dimenticare la serie animata con la quale condivide il titolo – Tartarughe Ninja alla riscossa approda sul grande schermo nel 1990, ottenendo un ottimo successo di pubblico e un buon riscontro critico. Diretto da Steve Barron (Electric Dreams, Le straordinarie avventure di Pinocchio e lo stupefacente videoclip di Take On Me degli a-ha), il film stupisce per l’utilizzo dei costumi delle quattro tartarughe, indossati da attori che compaiono anche in alcuni cameo senza le ingombranti maschere: la regia riesce a far intravedere qualche preziosismo tecnico, ed è impeccabile nelle scene di combattimento.

Barron pone lo sguardo sull’amicizia tra le tartarughe e gli umani che incontrano sulla loro strada (oltre ad April, possiamo notare il vigilante Casey Jones, interpretato da Elias Koteas), facendo emergere come solamente delle persone sensibili, emarginate da una società che non gli offre lo spazio che meritano, possano accettare delle tartarughe mutanti con il dono dell’intelletto e della parola. Imperdibili i riferimenti all’Italia presenti nel film: oltre ai nomi delle tartarughe, omaggio al Rinascimento, l’italianità prosegue con la pizza tanto amata dai fantastici quattro, che sembrano adorarla in tutte le salse tranne che con le acciughe.

La sceneggiatura, scritta da Todd W. Langen e Bobby Herbeck, è tutta incentrata sugli insegnamenti di Splinter, che attraverso i suoi saggi proverbi fornisce una perfetta lezione ai bambini e ai ragazzi ai quali il film è indirizzato: avere fiducia nelle proprie figure di riferimento senza trascurare la meditazione interiore, un percorso di crescita che porta alla maturazione dell’individuo. Stupende alcune trovate di umorismo (il ballo delle tartarughe durante un monologo di Splinter, il surreale dialogo tra un fattorino delle pizze e Michelangelo), capaci di divertire senza mai sprofondare nell’idiozia o nel patetico.

Menzione speciale la meritano i costumi delle tartarughe e di Splinter – che certamente fanno guadagnare al film un posto speciale tra i nostri b movies – creati dal Jim Henson’s Creature Shop, dotati di un realismo senza precedenti per l’epoca: gli spettatori sono proiettati facilmente nel mondo delle tartarughe ninja senza storcere il naso, e il trucco cinematografico è quasi impercettibile. Henson morirà pochi mesi dopo l’uscita del film, e a lui sarà dedicato il secondo capitolo della saga.

Seguito da Tartarughe Ninja II – Il segreto di Ooze e Tartarughe Ninja III, Tartarughe Ninja alla riscossa è il miglior capitolo nella saga delle leggendarie tartarughe paladine della giustizia, soprattutto grazie al messaggio che il film riesce a comunicare: in una società folle, pericolosa e insensibile, per ripristinare la tranquillità e il buon senso ci vogliono delle creature mutanti generate dagli errori dell’uomo. Cowabunga, ragazzi!

Marco Rudel

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