Cenerentola (1950), di Wilfred Jackson, Hamilton Luske e Clyde Geronimi

Corinna Spirito 14 dicembre 2013 2
Cenerentola (1950), di Wilfred Jackson, Hamilton Luske e Clyde Geronimi

In occasione del recente compleanno di Walt Disney, del novantesimo anniversario dei Walt Disney Animation Studios e della prossima uscita nelle sale italiane di Frozen – Il regno di ghiaccio, il nuovo classico Disney ispirato alla fiaba La regina delle nevi di Hans Christian Andersen, abbiamo deciso di dedicare il mese di dicembre ad approfondire tutti i film d’animazione dei Walt Disney Animation Studios basati sulle fiabe. Un viaggio artistico attraverso 76 anni di storia del cinema, da Biancaneve e i Sette Nani Rapunzel – L’intreccio della torre

cenerentolaSiamo nei primi anni del secondo dopoguerra e il mercato cinematografico americano è piegato da difficoltà economiche, ma soprattutto creative. Il grande schermo, come tutti gli altri media, era stato completamente messo a disposizione della politica nazionale con scopi propagandistici più o meno dichiarati. Il piccolissimo studio di Walt Disney era sopravvissuto soltanto grazie ai fondi statali e ora si trova allo sbando.

I soldi non sono tanti e l’attesa per un altro successo che replichi l’accoglienza di Biancaneve e i sette nani (1937) è spasmodica. Gli anni immediatamente successivi alla conclusione del più grande conflitto mondiale della storia hanno visto la produzione di filmetti corali che hanno assicurato allo studio la sopravvivenza, ma non una vera e propria approvazione collettiva: Musica maestro! (1946), Bongo e i tre avventurieri (1947), Lo scrigno delle 7 perle (1948), Le avventure di Ichabod e Mr. Toad (1949).

Zio Walt capisce che solo un’altra principessa da fiaba può di nuovo scuotere il pubblico. E così tutte le forze vengono concentrate sulla realizzazione di un cartoon che Disney ha bene in mente da anni, ma su cui non ha ancora spinto come avrebbe voluto: Cenerentola.

Com’è noto, della favola esistono numerose versioni, ma Walt non ha dubbi su quella da prendere a modello: si rifà a Charles Perrault.
Il soggetto è dunque quello di un vedovo che decide di risposarsi per dare a sua figlia una nuova figura femminile di riferimento: la donna che sceglie è Lady Tremaine, anch’essa vedova, già madre di due bambine, Anastasia e Genoveffa, più o meno coetanee della figlia. L’uomo sfortunatamente muore poco dopo e la sua bambina viene cresciuta come una sguattera da Lady Tremaine. Lei e le figlie la ribattezzano Cenerentola e la giovane passa la vita confinata nella sua stessa casa a servirle. La sua esistenza cambia il giorno in cui arriva alla famiglia l’invito per un ballo al palazzo del re…

C’è il gruppo al completo dei famosi Nine Old Men dietro al lungo lavoro di produzione che impegna lo studio Disney per ben sei anni. Se per Biancaneve non si sapeva dove mettere le mani, in questo caso gli animatori hanno un’esperienza maggiore alle spalle per quanto riguarda la creazione di personaggi umani e quindi danno decisamente più sfogo alla fantasia. Cenerentola ha una rosa ben più ampia di personaggi, tutti molto importanti e con un certo numero di scene: Lady Tremaine, le sorellastre Anastasia e Genoveffa, il granduca Monocolao, la fata Madrina e soprattutto la protagonista Cenerentola.
Seguendo l’esempio di Biancaneve e i sette nani i Nine Old Men decidono di selezionare una modella che possa suggerire le movenze della loro principessa. Dopo una lunga selezione viene scelta Helene Stanley, che imposta anche il personaggio di Anastasia Tremaine. In realtà, però, una grande influenza sullo stile di Cenerentola lo ha anche Ilene Woods, doppiatrice ingaggiata per prestare la voce alla ragazza che passò un provino con più di 400 candidate.
Il risultato è una protagonista dai tratti nettamente più definiti di quelli di Biancaneve e un vasto numero di personaggi meravigliosamente caratterizzati.
Capelli color del grano, occhi azzurri, profondi ed espressivi, guance rosee e un sorriso contagioso che non si spegne mai, nonostante le costanti cattiverie subite, Cenerentola si impone immediatamente come uno dei personaggi più positivi realizzati dallo studio. È la buona per eccellenza, colei che porge sempre l’altra guancia, ma è anche determinata a vivere e non meramente esistere. Ciò che ammiriamo in lei è proprio la tenacia con cui, ridotta a una serva, riesca a sognare la felicità, a convincersi che essa la attende, da qualche parte, nonostante tutto.
Anche la fata madrina, una simpaticissima matrona smemorata che le consegna la chiave per la realizzazione di una vita migliore, conferma l’immenso ottimismo racchiuso nel cuore di Cenerentola. Quando la ragazza, in lacrime, afferma disperata “Non posso più credere a nulla”, lei risponderà “Se davvero tu non credessi a nulla, io non potrei essere qui”: la magia Cenerentola se l’è meritata perché non hai mai cessato di avere fede.
La sua nemesi è uno dei migliori villain non solo dell’animazione, ma del cinema tutto. Lo sguardo arcigno di Lady Tremaine, i suoi modi pesati e distinti mascherano meschinità e crudeltà assolute. La donna non ha mai il minimo rimorso al pensiero di aver schiavizzato la legittima erede dei beni di cui usufruisce; non è mai impietosita, nemmeno per un istante, dall’esistenza infelice, priva della minima gioia, cui ha destinato una giovane donna che conosce sin dalla tenera età.
Le sue figlie, Anastasia e Genoveffa, invece, sono funzionali a smorzare quell’atmosfera cupa e terrificante che riesce a creare la Lady. Le due giovani fanno più pena che paura, goffe e sgraziate come sono, eppure il loro egoismo e la loro bruttezza sono talmente ironizzati da finire per suscitare la simpatia e l’affetto del pubblico.
Un’altra coppia estremamente comica, ma purtroppo sempre sottovalutata nei decenni, è quella costituita dal granduca Monocolao e dal re in persona, due personaggi esilaranti in quanto opposti: smilzo e compito l’uno, grasso e bonaccione l’altro, il primo personifica una sorta di autoironia da parte degli animatori Disney poiché non fa criticare i tratti salienti della favola (l’amore al primo sguardo, la scarpetta che potrebbe andar bene a centinaia di ragazze, ecc) mentre il sovrano difende il romanticismo e l’incanto di questo sogno d’amore che è Cenerentola.
Da quest’analisi è impossibile escludere i topini della principessa-sguattera che saranno d’ispirazione per tutti quegli aiutanti in forma animale delle protagoniste Disney e non solo. Oltre ad avere un ruolo attivo sulla riuscita della favola (sono proprio loro ad aiutare in più casi Cenerentola a raggiungere il suo happy ending), essi diventano personaggi iconici del film in quanto primi animaletti parlanti a relazionarsi con un essere umano in una fiaba Disney.

Le vocine di Jack, Gas Gas e gli altri topini sono persino protagoniste della canzone The Work Song/Cenerentola, talmente apprezzata dal pubblico per la sua allegria e simpatia, da finire, a distanza di decenni, addirittura sulle suonerie dei cellulari.
D’altronde Paul Smith e Oliver Wallace firmano una colonna sonora diventata cult: dal Bibbidi-Bobbidi-Boo, la formula magica che trasforma gli stracci di Cenerentola in un vestito meraviglioso, principesco; al magnifico inno a credere nei sogni che è la canzonetta d’apertura I sogni son desideri/A Dream is a Wish Your Heart Makes; per finire con uno dei più bei walzer di un film Disney, Questo è l’amor/So This is Love che Cenerentola balla tutta la notte con il suo bel principe.

Cenerentola, in sostanza, è un omaggio a chi non ha mai perso la fede e un invito a non abbandonare mai la speranza. Il sorriso della dolcissima giovane dà la forza di credere nell’impossibile e, forse proprio per questo, è riuscita a consacrare lo studio di papà Walt come e più della sua predecessora. Se Biancaneve e i sette nani, il primo lungometraggio d’animazione americano, aveva avuto il merito di iniziare la Disney verso una strada mai percorsa prima, Cenerentola è la prima vera conferma che la via adottata è giusta, che il pubblico la appoggia. In qualche modo lo studio capisce che le principesse possono costituire un marchio importante e non stupisce che, subito dopo il successo di Cenerentola, Walt Disney riapra il libro di favole di Charles Perrault per prendere in prestito un’altra bellissima e dolcissima giovane dal cuore d’oro e pieno di sogni.

Corinna Spirito

2 Comments »

  1. Mirta 19 dicembre 2013 at 00:43 - Reply

    Ditemi che la prossima sarà “La bella addormentata nel bosco”!!!! Tutta una vita ho sognato il mio principe Filippo…

  2. Corinna Spirito 19 dicembre 2013 at 00:53 - Reply

    Esattamente! Coming Soon!

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