Kreuzweg – Le stazioni della fede (2014), di Dietrich Brüggeman

Luca Buccella 10 ottobre 2015 0
Kreuzweg – Le stazioni della fede (2014), di Dietrich Brüggeman

kreuzweg-movieQual è il compito di un critico cinematografico? Secondo il parere di chi scrive, l’obiettivo primario del critico è diffondere film validi, dotati di uno sguardo cinematografico inedito. Spesso, numerosi titoli dotati di queste caratteristiche non trovano spazio nel circuito cinematografico principale, e così sono impossibili da scoprire per chiunque non frequenti i festival o lavori nel settore. Kreuzweg (letteralmente Via Crucis) è uno di questi film: diretto dal tedesco Dietrich Brüggeman, ha vinto l’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura allo scorso festival di Berlino.

La quattordicenne Maria (Lea Van Acken) si sta preparando per la cresima: la sua famiglia fa parte della Società di San Paolo, una setta di cattolici integralisti che si sono separati dalla Chiesa Romana a seguito del Concilio Vaticano II, rimanendo attaccati ai dogmi e ai precetti del passato. Quando, durante l’ultima lezione di catechismo, il suo parroco le spiega il valore del sacrificio, Maria decide di dedicare la sua vita a Cristo rinunciando a ogni piacere della vita terrena. La sua speranza è che questo sacrificio assoluto riesca a guarire il fratellino Johannes, affetto da un probabile autismo. Così, la ragazza s’imbarca in un percorso di rinunce che ha più di una somiglianza con le quattordici stazioni della Via Crucis.

Con il suo quarto lungometraggio, Dietrich Brüggeman non è intenzionato a operare solo una critica feroce agli integralismi religiosi – la fittizia Società di San Paolo è basata sulla Fraternità sacerdotale San Pio X, del quale il regista e sua sorella, la co-sceneggiatrice Anna, facevano parte in gioventù –, quanto a raccontare come la solitudine possa portare un’adolescente, confusa dalle prime pulsioni sessuali e dai turbamenti emotivi propri della sua età, a compiere atti estremi. Brüggeman dipinge il disagio di una famiglia che ha abbracciato la religione a un punto tale da rinunciare al benessere pur di rifuggire qualsiasi tentazione, come evidenziato dalle figure dei due genitori: una madre (Franziska Weisz) anaffettiva che trova nella fede l’unico riparo, e un padre (Klaus Michael Kamp) fisicamente presente ma mentalmente assente.

Il punto di vista scelto per narrare questa storia è il vero punto di forza dell’opera: il pubblico è con Maria in ogni momento del film (grazie anche alla bravura della giovanissima protagonista), e dunque non osserva il suo mondo dall’esterno ma ne è parte integrante. La regia riesce a comunicare in pieno l’austerità religiosa in cui la ragazza è nata e cresciuta, operando scelte chirurgiche nella loro precisione. Le vicende sono strutturate in quattordici piani sequenza, girati perlopiù a camera fissa, ognuno dei quali porta il nome di una stazione della Via Crucis: nonostante la pochezza degli ambienti e dei movimenti, le scene non appaiono per nulla statiche, sorrette da dialoghi solidi e ricchi. L’assenza di una colonna sonora, unita a una fotografia plumbea e deprimente, contribuisce a trascinarci in un mondo triste e austero dal quale sembra impossibile uscire.

Il risultato è un film trascinante nella sua ineluttabilità, che devasta lo spettatore nel profondo, lasciandolo con ben poche certezze, e colpisce per il suo rigore formale.

Kreuzweg – Le stazioni della fede uscirà nelle sale italiane giovedì 29 ottobre 2015.

Luca Buccella

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