300 – L’alba di un impero (2014), di Noam Murro

Luca Buccella 8 marzo 2014 0
300 – L’alba di un impero (2014), di Noam Murro

300lauiQualunque opinione si abbia di 300, è innegabile che l’opera seconda di Zack Snyder – ricalcata sull’omonima graphic novel di Frank Miller – fosse un film ricco di personalità, dotato di un certo dinamismo visivo e, in fin dei conti, ben consapevole dei suoi limiti: un’opera fracassona, eccessiva e proprio per questo capace di colpire a livello puramente sensoriale l’immaginario dello spettatore. A distanza di qualche anno i limiti della pellicola appaiono chiari come il sole – una sceneggiatura zeppa di retorica, uno stile fin troppo posticcio con uno scellerato abuso di ralenti e un’eccessiva sudditanza nei confronti del digitale – ma il lavoro fatto da Snyder continua ad avere un vantaggio fondamentale: è un animale unico nel suo genere e dunque difficilmente replicabile.

Visto il successo del film un sequel era inevitabile, ma i sette anni trascorsi dal primo capitolo contribuiscono a farci mettere in dubbio il senso stesso dell’operazione. Sapendo di non poter trovare dei protagonisti carismatici quanto il furioso Leonida e i suoi selvaggi spartani, gli sceneggiatori Kurt Johnstad e Zack Snyder (costretto dai suoi impegni con L’Uomo d’Acciaio a cedere la regia a Noam Murro) scelgono di affrontare il film da un’altra prospettiva.

Nel 480 a.C., mentre Leonida e i suoi trecento erano impegnati a respingere l’avanzata persiana al passo delle Termopili, a Capo Artemisio il generale ateniese Temistocle guidava la flotta greca contro la ben più numerosa armata navale persiane: utilizzando la Storia come canovaccio e Miller come semplice traccia (il fumettista non è stato in grado di completare in tempo la graphic novel su cui il film sarebbe dovuto basarsi), Johnstad e Snyder trasformano la battaglia di Capo Artemisio in una lotta ideologica tra democrazia ateniese, incarnata dall’illuminato Temistocle (Sullivan Stapleton), e tirannia persiana, personificata dall’agguerrita Artemisia (Eva Green). Se nel primo capitolo la guerra serviva a raccontare il cameratismo e la cultura sanguinaria degli spartani, 300 – L’alba di un impero si regge invece su un dualismo conflittuale.

Il blu mare degli ateniesi subentra al rosso sangue di Sparta, la diplomazia militare rimpiazza l’esaltazione del combattimento e la ragione sostituisce l’istinto, ma il film ne risente e il suo linguaggio visivo esagerato cozza contro la logica degli ateniesi. Nel ruolo di Temistocle, uno spaesato e incerto Sullivan Stapleton contribuisce a rendere incolmabile la distanza con il pubblico. Non deve sorprendere che i momenti più riusciti del film coinvolgano l’esercito persiano, guidato da una Eva Green consapevole degli eccessi necessari a dipingere il suo personaggio: sebbene Artemisia sia scritta in maniera banale, la Green riesce a sopperire ai difetti in maniera funzionale, regalando al film uno dei suoi pochi elementi convincenti.

In cabina di regia, Noam Murro riesce a firmare sequenze d’azione ben coreografate, ma il suo stile appare fin troppo dipendente dal lavoro di Snyder, mancando al contempo di quella qualità pittorica che fece la forza del primo film. 300 – L’alba di un impero è dunque un sequel con poca ragione d’essere, che tenta di offrire qualcosa di diverso ma teme il confronto col suo predecessore, risultando fiacco e impersonale. A questo punto, non sarebbe stato meglio trattare le vicende solo dal punto di vista dei persiani?

Il film è uscito nelle sale italiane giovedì 7 marzo 2014.

Luca Buccella 

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