Godzilla (2014), di Gareth Edwards

Luca Buccella 15 maggio 2014 0
Godzilla (2014), di Gareth Edwards

godzyGiappone. Il 6 agosto del 1945, alle 8:16 del mattino, una bomba atomica sganciata dal bombardiere strategico statunitense Enola Gay colpisce la città portuale di Hiroshima. Tre giorni dopo, la stessa sorte si abbatte su Nagasaki, sull’isola di Kyushu. Il bilancio è drammatico, e le perdite civili superano le centinaia di migliaia: il Giappone, unica potenza dell’Asse ancora impegnata nel secondo conflitto mondiale, non ha altra scelta che capitolare. Questa premessa storica è necessaria per introdurre il personaggio del quale dobbiamo parlare, dato che come spesso accade, il cinema fantastico si dimostra capace di raccontare l’attualità con rara efficacia: dalle profondità del cinema giapponese emerge un gigantesco mostro preistorico, risvegliato dalla potenza distruttrice delle radiazioni.

Protagonista dell’omonimo film prodotto dalla Toho e diretto da Ishiro Honda nel 1954, Godzilla (in originale Gojira, nato dall’unione dei termini gorilla e kujira, balena) non è solo la risposta nipponica ai monster movies americani, ma una vera e propria personificazione del terrore nucleare: il suo alito fiammeggiante incenerisce centrali elettriche e navi da pesca, un colpo della sua coda basta per radere al suolo una città intera. Il film di Honda, dotato di un tono serioso e apocalittico, era ben consapevole di raccontare una tragedia radicata nel vissuto della nazione. Passano gli anni e il Re dei Mostri diventa una figura eroica che difende la Terra dalle minacce più disparate, protagonista di pellicole destinate ai giovani.

Ora, a sessant’anni dalla prima apparizione di Godzilla, tocca al cineasta britannico Gareth Edwards – già autore e curatore degli effetti speciali dell’horror indipendente Monsters – l’incombenza di riportare il Re dei Mostri alla sua passata gloria, con un remake co-prodotto dalla Toho, decisa a dimenticare il primo rifacimento hollywoodiano targato Roland Emmerich, accolto tiepidamente dal pubblico e ufficialmente rinnegato dalla casa madre. Nel Godzilla di Edwards, il lucertolone preistorico non rappresenta più la paura atomica, ma si fa araldo della forza dirompente della natura, il cui compito è riportare una sorta di equilibrio nel caos: un riuscito tentativo di compromesso tra il portatore di distruzione e il difensore dell’umanità.

Il primo atto presenta una struttura quasi da thriller che è una boccata d’aria fresca, grazie soprattutto al carisma di un intenso Bryan Cranston: il suo Joe Brody, ossessionato dallo scoprire il segreto della centrale nucleare in cui è morta sua moglie, appare quasi come una versione invecchiata del Richard Dreyfuss di Incontri ravvicinati del terzo tipo. Ma quando il palcoscenico viene lasciato al kaiju di turno, il dramma umano perde tutta la sua efficacia: Aaron Taylor-Johnson se la cava piuttosto bene con un personaggio utile solo a trasportare il pubblico al centro dell’azione, mentre attrici capaci come Elizabeth Olsen e Sally Hawkins sono sprecate in modo criminale. La figura più efficace del cast è senza dubbio Ken Watanabe nei panni del Dr. Serizawa, personaggio che regge sulle spalle la morale del film.

La vera star è proprio Godzilla, e nessuno sembra dimenticarlo. I momenti migliori del film riguardano tutti il bestione dall’alito radioattivo, e da questo punto di vista Edwards ha saputo rendere al meglio il personaggio centrale: ogni sua apparizione colpisce e resta impressa. La plumbea fotografia di Seamus McGarvey e la poderosa colonna sonora di Alexander Desplat contribuiscono a enfatizzare il clima catastrofico, a tratti quasi infernale, della pellicola.

Godzilla è dunque un prodotto carente dal punto di vista umano, ma perfettamente in equilibrio tra l’atmosfera apocalittica del primo storico film e la successiva deriva spettacolare. Uscirete dalla sala con il ruggito del Re dei Mostri ancora nelle orecchie.

Il film è uscito nelle sale italiane giovedì 15 maggio 2014.

Luca Buccella

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