La Bella e la Bestia (2017), di Bill Condon

Luca Buccella 16 marzo 2017 0
La Bella e la Bestia (2017), di Bill Condon

C’era una volta, nel cuore della Francia, un principe viziato ed egoista che viveva in un castello sfarzoso. In una fredda notte d’inverno, una mendicante arrivò al palazzo e offrì al principe una rosa in cambio di un riparo dalla tempesta. Provando repulsione per quella miserabile mendicante, il principe rise del dono e la cacciò. Fu allora che la mendicante si trasformò in una bellissima maga, e per punire il principe della sua crudeltà lo trasformò in un’orrenda Bestia, mutando i membri della sua servitù in oggetti e mobili viventi. Se il principe avesse imparato ad amare e a farsi amare a sua volta prima che l’ultimo petalo della rosa donatagli dalla maga fosse caduto, il maleficio si sarebbe spezzato… altrimenti, sarebbe rimasto una Bestia per l’eternità. Con il passare del tempo, egli si chiuse in se stesso e perse ogni speranza… chi mai avrebbe potuto amare una Bestia?

C’è un momento, in questo nuovo La Bella e la Bestia diretto da Bill Condon, in cui un personaggio che nel film d’animazione era caricaturale e poco approfondito si trova costretto a prendere una decisione difficile ma, pur sapendo di sbagliare, decide comunque di schierarsi dalla parte del cattivo. Quel personaggio è LeTont, lo sgherro del villain Gaston, l’attore che lo interpreta è il bravo istrione Josh Gad e la scena in questione è forse l’unico momento in cui il film mantiene la promessa fatta al pubblico e approfondisce in modo riuscito un elemento che il film d’animazione originale aveva trascurato. La Bella e la Bestia non è certo il primo remake in live-action di un classico d’animazione Disney, ma almeno per il momento è unico nel suo genere: laddove i malriusciti Alice in Wonderland e Maleficent cercavano di rivisitare da un altro punto di vista Alice nel Paese delle Meraviglie e La bella addormentata nel bosco, mentre gli ottimi Cenerentola e Il Libro della Giungla adattavano nuovamente i materiali di partenza con riferimenti sparsi ai classici Disney omonimi, La Bella e la Bestia propone un rifacimento scena per scena del capolavoro d’animazione originale.

Era chiaro fin da subito che sarebbe stata un’operazione complessa e, in un certo senso, il confronto era perso già in partenza: uscito nel 1991, La Bella e la Bestia di Gary Trousdale e Kirk Wise divenne il primo film d’animazione a ottenere una nomination all’Oscar come miglior film, e negli anni si è affermato a ragione come uno dei film migliori prodotti durante il Rinascimento Disney (che ha inizio nel 1989 con La Sirenetta, culmina nel 1994 con Il Re Leone e si conclude all’inizio degli anni 2000). I brani musicali scritti da Alan Menken e Howard Ashman sono rimasti impressi nella cultura popolare, e dal 1991 ad oggi il film ha svezzato milioni di nuovi fan Disney. Inizialmente, questo nuovo film sarebbe dovuto essere una rivisitazione della fiaba originale, ma il regista Bill Condon, grande appassionato e conoscitore del mondo di Broadway, ha proposto allo studio di girare un musical. E così, arriva l’ennesimo prodotto basato sull’unico elemento che in questi anni sembra garantire un successo sicuro: l’effetto nostalgia.

La Bella e la Bestia è uno spettacolo cinematografico confezionato in modo sontuoso: tutto è allo stato dell’arte, dai costumi sfarzosi di Jacqueline Durran alle scenografie squisitamente barocche di Sarah Greenwood, fino ad arrivare agli effetti visivi che danno vita agli oggetti animati del castello (doppiati in lingua originale da una pletora di grandi interpreti come Ewan McGregor, Emma Thompson, Stanley Tucci e Ian McKellen), e alla colonna sonora, in cui i classici brani firmati da Menken e Ashman (scomparso nel 1991) vengono arricchiti da nuove canzoni scritte dallo stesso Menken insieme al leggendario Tim Rice. Ma allo stesso tempo, si tratta di un film privo di qualsiasi linfa vitale, che ricalca pedissequamente l’originale aggiungendo qua e là elementi superflui (non c’è bisogno di scoprire che la Bestia aveva un padre crudele e opprimente per comprendere il suo dramma interiore) e allo stesso tempo lo appiattisce, privandolo di atmosfere e conflitti (basti pensare alla scena della lotta tra la Bestia e i lupi, ferina e sanguinolenta nel film d’animazione ma completamente artificiosa in questo remake). I due interpreti principali riflettono questa mancanza di vita: Emma Watson è una Belle banale e prevedibile, ingessata e costruita in ogni suo gesto oltre che priva delle doti canore necessarie a dar vita al personaggio, mentre nel ruolo della Bestia il bravo Dan Stevens è limitato da una CG invadente che nasconde la sua grande espressività. Accanto al già citato Josh Gad, Luke Evans è l’unico grande mattatore del film: più viscido e manipolatore rispetto alla controparte animata, il suo Gaston è un eroe di guerra superficiale e vanesio che rimpiange l’adrenalina della battaglia e cerca di rimpiazzarla “dando la caccia” a una moglie da impalmare.

A giudicare dai primi dati sulle prevendite dei biglietti, La Bella e la Bestia otterrà numeri da capogiro al botteghino, lasciando campo libero a decine di altri remake. Ma quando il clamore si sarà esaurito, il film rivelerà la sua vera essenza e si mostrerà per ciò che è realmente: una pura operazione di marketing destinata a essere dimenticata. Niente di male in questo, beninteso, ma ci mancano gli anni in cui, in un piccolo studio di Burbank, uno sparuto gruppo di animatori era pronto a rischiare ogni cosa per un successo tutt’altro che certo, solo per portare avanti il sogno che un certo Walt Disney aveva lasciato in eredità. E allora, brindiamo a loro.

La Bella e la Bestia esce nelle sale italiane giovedì 16 marzo 2017.

Luca Buccella

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