Pixels (2015), di Chris Columbus – La recensione

Luca Buccella 24 luglio 2015 0
Pixels (2015), di Chris Columbus – La recensione

50612Nell’estate del 1982 il giovanissimo mago dei videogiochi Sam Brenner, insieme all’amico Will Cooper e al piccolo prodigio Ludlow, partecipa al Campionato Mondiale dei Videogiochi Arcade ma viene battuto in finale dall’arrogante Eddie Plant. La competizione, insieme a vari filmati del 1982, sarà inviata nello spazio dalla NASA nella speranza di contattare forme di vita aliene. Trent’anni dopo, Sam (Adam Sandler) è un installatore elettronico che non ha combinato granché nella vita, mentre Will (Kevin James) è divenuto inaspettatamente il presidente degli Stati Uniti. Quando un base militare americana verrà attaccata da misteriosi invasori, il presidente Cooper sarà costretto a chiedere aiuto a Sam, Ludlow (Josh Gad) e Eddie (Peter Dinklage): gli alieni hanno interpretato il messaggio del 1982 come una sfida, e stanno schierando Pac-Man, Donkey Kong, Centipede e molti altri personaggi dei videogame contro la Terra.

In un periodo in cui la nostalgia cinematografica sembra farla da padrona, l’intreccio di Pixels offriva un’ottima occasione per conquistare gli spettatori più maturi con un mix di malinconia e umorismo, e colpire le platee giovanili con una sceneggiatura folle e originale. Peccato che il film non riesca a fare quasi nulla di tutto questo: dietro un’interessante premessa si nasconde un prodotto piacevole ma terribilmente convenzionale, che si limita a declinare in salsa comica la solita invasione aliena, scivolando solo a tratti nella follia più surreale. Pixels è costruito su una sceneggiatura capace di regalare diverse risate, ma non è in grado di lasciare un segno profondo nella mente degli spettatori.

Il lato più riuscito del film è rappresentato dalla regia dell’esperto Chris Columbus, che firma sequenze d’azione molto efficaci, dotate della giusta dose di divertimento. Purtroppo, Columbus è un cineasta molto abile a mettere in luce il talento di attori istrionici (basti pensare al lavoro svolto con Robin Williams in Mrs. Doubtfire o alla pletora di caratteristi britannici presenti nei primi due film di Harry Potter), ma non è in grado di far lavorare al meglio un cast fiacco come questo: Sandler e James si limitano a interpretare se stessi per l’ennesima volta, Michelle Monaghan è ridotta a uno stereotipo sessista – la donna in carriera divorziata che cadrà nelle braccia del loser Sandler dopo averlo snobbato per tutto il film – mentre Peter Dinklage è sprecato in modo vergognoso. L’unico a credere minimamente nel proprio personaggio è Josh Gad, che nei panni del complottista psicotico Ludlow è protagonista dei momenti migliori del film.

In sostanza Pixels è un prodotto in bilico, troppo puerile per conquistare i nostalgici degli anni ’80 e troppo autoreferenziale per colpire i più piccoli. Al netto di tutti suoi difetti, si tratta comunque di un film molto più godibile e dignitoso degli ultimi disastri targati Adam Sandler.

Il film uscirà nelle sale italiane mercoledì 29 luglio 2015.

Luca Buccella

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