Magic in the Moonlight (2014), di Woody Allen 

Corinna Spirito 26 novembre 2014 0
Magic in the Moonlight (2014), di Woody Allen 

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Magic in the Moonlight è il Woody Allen magico, onirico e un po’ visionario che ci mancava. Dopo il successo del toccante Blue Jasmine(grazie a cui la divina Cate Blanchett ha conquistato il suo primo Oscar), il prolifico cineasta accantona il dramma e riapre le porte al sarcasmo e l’ironia che hanno contraddistinto tutta la sua carriera. Lo fa tornando in Europa, dopo la piccola parentesi americana di Blue Jasmine, suo teatro preferito per i film girati da dieci anni a questa parte.

Allen ci catapulta nel Sud della Francia del 1928, grazie a una curatissima attenzione per la scenografia, i costumi, il trucco e le musiche, ma affida i ruoli principali ad anglofoni. Sotto il cerone e il make-up da cinese dell’illusionista Wei Ling Soo che apre il film, c’è infatti il britannico Stanley Crawford (Colin Firth), un uomo cinico, razionale e superbo che vedrà vacillare tutte le certezze di una vita quando si troverà di fronte alla giovane americana Sophie Baker (Emma Stone). Una ragazza dolce, bella e divertente che dice di possedere il dono di leggere nella mente e comunicare con i defunti. Stanley la incontra con lo scopo di smascherarla, eppure non riesce a trovare il trucco dietro le esperienze paranormali di Sophie e la domanda, che aveva rigettato per tutta la vita, lo inizia a tormentare: “Esiste un’entità superiore? E una vita dopo la morte?”.

Woody Allen si conferma sceneggiatore di un talento e una sensibilità ineguagliabili, dando corpo, un passettino alla volta, a una commedia delicata e divertente, che sa tenere sempre sulle spine. Lo spettatore non può fare a meno di seguire lo stesso percorso mentale del protagonista Stanley: il completo scetticismo iniziale, l’insorgere del dubbio, la traballante persuasione. Che Sophie sia una medium? Tutto sembra confermarlo, eppure il nostro istinto ci dice di no, come ci dice di no Stanley.

Colin Firth incarna alla perfezione il sir inglese elegante, burbero e snob, dalla battuta pronta e piccante. Un ruolo ben scritto, che calca molti dei personaggi che in passato furono dello stesso Allen, senza però replicarli o farcene sentire la mancanza. Quello di Stanley è un personaggio nuovo, scritto per un attore diverso da Allen e funziona perfettamente: nonostante la sua superbia e il suo pessimismo, allo spettatore viene naturale immedesimarsi in lui. Come funziona la mimica esagerata di Emma Stone nel ruolo della veggente che sconvolge le certezze del protagonista. Non stupisce che Stanley perda la terra sotto i piedi di fronte al sorriso sbarazzino della star di The Amazing Spider-Man, capace di apparire ingenua e scaltra insieme. Una menzione la merita poi la sempre divina Eileen Atkins, nel ruolo della zia Vanessa, sempre un passo avanti a tutti.

La ciliegina sulla torta a una regia calibrata, una magnifica sceneggiatura e un perfetto casting è la romantica colonna sonora, che oscilla tra brani musica classica, come la Nona Sinfonia di Beethoven, alle tipiche canzoni jazz anni ’20, come l’indimenticabile You Do Something To Me, originariamente scritta da Cole Porter per Broadway, tema principale del film.

Sulla falsa riga di Scoop (2006), Magic in The Moonlight è una commedia fresca e brillante, capace di divertire e imprimersi nel cuore.

Il film uscirà nelle sale italiane giovedì 4 dicembre 2014.

Corinna Spirito

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